FRANCESCA GREGO
03/12/2018

Le Vie Francigene del Lazio tornano alla vita: si preparano ad accogliere i fermenti dell’arte, i sentieri che nel Medioevo guidarono i passi dei pellegrini dal Nord Europa fino a Roma e poi verso la Terrasanta. Tra echi del passato e paesaggi di eccezionale bellezza, scopriremo le creazioni degli artisti di Three Gates of In-Perfection, il progetto primo classificato del bando Arte sui Cammini, che nei prossimi mesi donerà un volto contemporaneo a luoghi di antica spiritualità. 
Suggestive opere di land art e un intervento fotografico troveranno posto nella frazione di percorso compresa tra i comuni di FormelloCampagnano e il Parco di Veio. Protagonisti dell’operazione promossa e supportata da ARTE.it sono gli artisti Davide DorminoGiancarlo NeriGoldschmied & Chiari e Angelo Cricchi, che è anche curatore del progetto.

Incontriamo Angelo nel suo studio romano di Via Arimondi, un angolo del quartiere Portonaccio che è un piccolo distretto creativo alla periferia della capitale, e diamo il via al nostro viaggio nel backstage di Three Gatesof In-Perfection
Artista, fotografo e networker vulcanico, nel tempo Angelo Cricchi si è occupato di moda e d’arte, di cinema e videoclip musicali, mettendo in comunicazione mondi anche molto distanti tra loro e portando in ognuno il suo personalissimo punto di vista. Ed è stata proprio la naturale attitudine al lavoro di squadra ad aiutarlo a mettere insieme, come un alchimista, le diverse anime di una nuova avventura. 

“In Three Gatestre generazioni, tre stili e altrettanti modi di intendere l’artesi incarnano in tre materiali dall’impatto potente, dando vita a un progetto dall’identità ben precisa” spiega Angelo.
“Siamo ormai in piena fase esecutiva. Davide Dormino, che ha 45 anni, l’energia inesauribile di un ex atleta e l’entusiasmo di chi prende le cose a cuore, è a buon punto nella realizzazione del suo Atlante: un osso di 3.5 metri scolpito nel marmo di Carrara che incornicia il bellissimo paesaggio della Valle del Sorbo. 
Giancarlo Neri, 63 anni, è un land artist doc che crea opere per i parchi di tutto il mondo. Un artista duro e puro: l’elemento antisistema del progetto, ma anche quello che con ironia partenopea riesce a sdrammatizzare anche i momenti più difficili. Il pubblico romano, che lo ricorderà per l’installazione di sfere luminose al Circo Massimo e per la gigantesca sedia con scrittoio di Villa Ada, avrà modo di riscoprirlo in un’imponente scultura in acciaio Corten. 
Sara Goldschmied ed Eleonora Chiari rappresentano la nostra anima internazionale: due giovani artiste sulla cresta dell’onda con trascorsi da Milano a New York, che con una panchina in legno piena di iscrizioni portano un’atmosfera intima nell’itinerario di Three Gates”. 

Qual è stato il vostro approccio alle Vie Francigene del Lazio?
“L’idea era di dare alle persone una ragione in più per riscoprirle, segnando dei nuovi punti di interesse sul percorso. Nei weekend mi sono messo in macchina e ho girato in lungo e in largo alla ricerca di luoghi d’acqua e scorci diversi rispetto a quelli che avevo già frequentato per scattare fotografie. 
Poi ogni artista ha scelto la sua prospettiva. Davide per esempio si è ispirato all’esperienza di viaggio dei pellegrini, mentre Goldi & Chiari hanno avuto un approccio più spirituale, scegliendo di collocare la loro opera proprio all’interno del Santuario della Madonna del Sorbo e intagliandola con frasi prese in prestito da San Francesco. In tutti e tre i casi abbiamo a che fare con lavori che invitano alla contemplazione, dall’osso di marmo attraverso cui guardare tutta la vallata alla grande seduta ad arco che ci mette in rapporto con l’alterità.
L’idea iniziale era di creare quattro varchi che introducessero altrettanti stadi del cammino, invece è andata diversamente, ma abbiamo mantenuto il concetto di porta sia nel titolo che nella sostanza”. 

Che cosa vi ha fatto cambiare programma?
“Durante le mie esplorazioni avevo adocchiato diversi punti interessanti, ma quando ho portato gli artisti sul posto Giancarlo e Davide si sono innamorati della Valle del Sorbo, tra Formello e Campagnano: un paesaggio mozzafiato disposto intorno a una chiesa dalla storia affascinante. Perciò abbiamo deciso di concentrare gli interventi nella stessa area: nel raggio di un chilometro saranno tutti visibili nel corso di una piacevole passeggiata.
Abbiamo avuto anche delle sorprese. Durante i sopralluoghi preliminari, Dormino ha scelto il luogo dove collocare il suo Atlante. Poi ci siamo accorti di un piccolo basamento che spuntava tra l’erba: la consulenza di un archeologo ha rivelato che si trattava dei resti di una villa di epoca romana e sono iniziati i lavori per riportarli alla luce. Il progetto è servito da stimolo per rivelare uno dei tanti tesori sparsi sulla Via Francigena e, spostando l’opera di Davide di soli 50 metri, avremo l’occasione di osservare l’antico in dialogo con il contemporaneo”. 

A che punto sono i lavori? Quando potremo vedere le opere sulla Via Francigena?
“L’osso di Davide Dormino sarà completato a breve: dalle cave di Carrara – sì, quelle di Michelangelo – abbiamo preso un costosissimo blocco di marmo, che è arrivato a Tivoli ed è già in lavorazione in un laboratorio di Zagarolo. La scultura di Giancarlo Neri sarà presto assemblata sulla base dei suoi disegni in un’officina meccanica, un luogo dal fascino insolito sulla Via Prenestina. Sara ed Eleonora, infine, stanno per mettersi all’opera sul legno di un albero che verrà tagliato e poi montato nel Santuario della Madonna del Sorbo, dove le artiste lo incideranno. 
Filmeremo le diverse fasi del processo in modo da restituire al pubblico le atmosfere, i luoghi, le persone e soprattutto il lavoro che c’è dietro le opere.
Tutte e tre le installazioni saranno pronte a gennaio, ma pensiamo di presentarle a marzo, quando il risveglio primaverile invita già alle passeggiate fuoriporta. Nonostante le difficoltà burocratiche e l’impegno che un progetto di questo tipo richiede, ci ha aiutato molto il fatto che sia piaciuto a tutti fin dall’inizio: agli artisti invitati a collaborare, che hanno aderito con entusiasmo, come ai rappresentanti degli enti locali e del Parco di Veio e a chi è intervenuto alla presentazione che si è tenuta di recente al MAXXI”. 

Come hai interpretato il tuo ruolo di curatore?
“Sulla carta non era un’impresa facile coordinare artisti e persone così diverse, anche se sono stato io stesso a sceglierle all’interno di un network esteso che ho sviluppato negli anni. 
Non ci aspettavamo di vincere il bando e questo ci ha permesso di lanciarci in questa avventura con leggerezza. Ma soprattutto il gioco di squadra mi piace molto e mi viene naturale: da questo studio fotografico sono passate persone di tutti i tipi – artisti, attori, modelle, scrittori, musicisti – e poiché il lavoro del fotografo presuppone il contatto umano spesso nascono amicizie che si trasformano in collaborazioni professionali.
Forte dell’esperienza di cura nelle mostre fotografiche, questa volta ho deciso di lasciare agli artisti ampia libertà, limitandomi a supportarli nell’organizzazione e a coordinare il tutto in modo da dare un’identità al percorso. Ho avuto qualche dubbio quando hanno espresso tutti il desiderio di collocare le opere nello stesso posto: oggi posso dire che è stata un’idea vincente, perché le associa in un progetto riconoscibile e ne facilita la fruizione”. 

Il nome di Angelo Cricchi figura anche tra gli artisti di Three Gates of In-Perfection… Puoi darci delle anticipazioni sull’opera che realizzerai personalmente?
“Sì, sono anche il quarto artista del progetto. Seguirò i diversi stadi del lavoro attraverso video, fotografie, interviste in progress. Sarà come un’opera a sé stante, ma non voglio che abbia una particolare identità creativa, piuttosto una forma documentaristica bella, pulita e narrativa. Fotografare e filmare in inverno sarà un vantaggio: è faticoso ma permette di tirar fuori immagini più forti sotto la pioggia o la neve, concentrandosi sulla dimensione fisica della terra e degli elementi naturali
Esporremo questo materiale in una mostra al Santuario del Sorbo, ma l’idea è quella di farla girare nei musei o sulle Vie Francigene di altre regioni, per far conoscere altrove opere che non possono essere spostate perché nascono in stretta connessione con l’anima di questi luoghi”.