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SONO IL FIGLIO DELLA TERRA E DEL CIELO STELLATO

Mi vennero in soccorso nel buio alcuni animali una papera una volpe e poi arrivano delle galline che mi indicarono la strada (tutti gli animali che hai aiutato in vita ti facilitano  il transito) e raggiunsi il fiume Memnosyne caro alla Dea. La sua acqua fissa i ricordi ed aiuta a trovare la via di uscita. I guardiani del fiume mi chiesero chi sei io conoscevo la risposta, la sola, l’unica possibile: “sono figlio della terra e del cielo stellato”

 

Mi  trovai a cospetto di Ade e Persefone lividi come ombre e piccole luci che talora diventavano grandi luci e piccole ombre .Raccontai e loro di Euridice con tale intensità che li fece commuovere fino alle lacrime e la regina dei morti Persefone chiese ad Ade di concedermi la riunificazione con la mia sposa e Ade mi concesse di riportare Euridice con me tra i vivi facendo ritorno da dove ero venuto e lei mi avrebbe seguito però in nessun modo avrei dovuto guardarla

 

ORFEO: È andata così. Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre. Erano già lontani Cocito, lo Stige, la barca, i lamenti. S’intravvedeva sulle foglie il barlume del cielo. Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo. Ma io ero ancora laggiù e avevo addosso quel freddo. Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci, che ciò ch’è stato sarà ancora. Pensavo alla vita con lei, com’era prima; che un’altra volta sarebbe finita. Ciò ch’è stato sarà. Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avevo traversato e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere ancora? Ci pensai, e intravvidi il barlume del giorno. Allora dissi “Sia finita” e mi voltai. Euridice scomparve come si spegne una candela. Sentii soltanto un cigolìo, come d’un topo che si salva.

Raggiunsi quella oscura rocca la dimora delle Graie e della vecchiaia, anticamera della morte

Avevano il corpo di cigno e possedevano insieme un solo dente e un unico occhio che si scambiavano vicendevolmente per mangiare e vedere.

Poi udii il  canto melodioso delle ninfe, Calipso, Presiede e Calliroe erano meravigliose nella loro nudità La più bella era Stige  a cui il fiume infernale era dedicato. 

Aveva capelli biondi e ricci occhi chiari e la pelle scura. Dita affusolate e lunghe gambe tornite

Le tre Gorgoni, Medusa, Steno ed Euriale stavano dormendo.Avevano ali d’oro mani di bronzo e meravigliose zanne di avorio

Solo medusa non le aveva e la sua bellezza era oltre ogni immaginazione

Mi alzai in volo sopra di lieve distesi una mano sopra suoi capelli. 

I serpenti si avvinghiarono intorno al mio braccio lei apri gli occhi ed io con la falce adamantina di Hermes sferrai un unico colpo e la testa si stacco dal corpo recisa di netto